La Tappezzeria

Quando si parla di "tappezzeria" si intende qualsiasi tipo di rivestimento usato nell'arredamento degli interni delle con funzione decorativa oppure pratica, ma anche per la copertura delle parti imbottite di un mobile. Sotto il termine di tappezzeria sono riuniti i tessuti lavorati con diverse tecniche, le carte da parati, le tele, i cuoi, gli arazzi e le stoffe ricamate. L'uso delle tappezzerie è di provenienza orientale, mentre gli Egiziani sapevano come venivano intessute: lo testimoniano gli esemplari rinvenuti in alcune tombe. Già Omero e Filostrato, scrittori fra i più antichi in assoluto, citavano le stoffe tessute e istoriate per l'arredo di templi e palazzi reali e anche gli storici romani si rifacevano alle tappezzerie di Metello Scipione, che poi Nerone acquistò. Greci e Romani si rifornirono per molto tempo dall'Oriente di tessuti per rivestimenti e anche nei primi secoli dell'era volgare le chiese cristiane erano ornate con stoffe di provenienza orientale. La lavorazione dei tessuti per l'arredo dei luoghi sacri prende il via in Francia nell'VIII secolo e nel basso Medioevo l'uso della tappezzeria si estende dalle chiese ai palazzi signorili, con le stoffe drappeggiate e discostate dai muri che nascondevano aperture o pareti grezze. Con ogni probabilità, si trattava di broccati, tessuti ricamati o arazzi e nei palazzi signorili del Rinascimento i tessuti divennero più ricchi, perché si preferì l'impiego di broccati, broccatelli e velluti, non dimenticando anche il cuoio negli interni degli edifici veneti e spagnoli, il cui uso si protrasse fino al XVII secolo. Con le stoffe più varie, invece, oltre all'abbigliamento si ricoprirono anche le parti imbottite dei mobili e nel periodo barocco le stoffe più sontuose furono applicate anche alle pareti. Nel secolo XVIII fanno la loro comparsa nuovi tessuti: è il caso di quelli lavorati a "Jouy" e presero campo soprattutto le carte da parati con cineserie o disegni che riproducevano le stoffe stampate o le pitture contemporanee. All'inizio dell'800 la grande svolta: la tappezzeria in stoffa lascia il posto alle carte stampate e alle pareti tinteggiate e soltanto verso la fine del secolo (ma per una breve parentesi) si rivedranno i tessuti nelle abitazioni signorili. La tappezzeria si concentra quasi in esclusiva, quindi, sulla copertura delle parti imbottite dei mobili e sui tendaggi; molto raramente la si impiega per ricoprire le pareti. In parallelo con la storia della tappezzeria si è inevitabilmente sviluppata la figura professionale del tappezziere, molto apprezzata nella sua capacità manuale tanto da essere sottolineata anche nelle definizioni date dai dizionari. Il Wikizionario, ad esempio, lo qualifica con termini di alto profilo: "artigiano artista, capace di rivestire in generale qualsiasi pezzo di arredamento al quale si fissa un materiale in tessuto, pelle o plastica, con evidenti doti di eleganza e senso estetico".

IL DIVANO

Già i Greci e poi successivamente i Romani avevano tradotto in pratica quello che oggi può essere ricondotto al concetto e alla funzionalità del divano, seppure con forme e usi diversi. L'idea di fondo era però la stessa e consisteva sempre nello sviluppo di una componente di arredo che fosse lunga e abbastanza comoda, nella quale potersi rilassare, ma anche conversare e mangiare, tanto da soli quanto in compagnia. Il divano, erede nel tempo del vecchio triclinio romano (al quale si ispira), arriva in Occidente attraverso la cultura ottomana; non a caso, la parola "divano" proviene da "diwàn", termine turco con il quale si definiva un mobile imbottito con braccioli, che nell'Impero Ottomano indicava il consiglio dei ministri. Il divano esce però un tantino di scena nel periodo medievale, a seguito dell'ingresso dello stile gotico che ad esso preferisce sedie rigide in legno con schienali alti e severi, che non rispondevano all'esigenza della comodità, in linea con l'atteggiamento austero della civiltà di quel tempo. Bisogna allora attendere il Rinascimento per rivedere la poltrona lunga, perché nel frattempo è subentrata l'abitudine di moltiplicare gli ambienti e ognuno riveste una funzione particolare. Il divano è un pezzo importante nell'arredamento dei salotti, ricopre persino un ruolo centrale e perde la durezza, perché a realizzarlo non sono più gli ebanisti ma i tappezzieri, che lo rendono morbido con cuscini e molle importate dall'Inghilterra. E in Piemonte nasce nell'800 il divano "a ventaglio": il legno è sempre una materia prima, ma limitata all'ossatura e anche lo stesso design subisce una variazione: la tipica forma rettangolare si tramuta in "esse" o "doppia esse". Anche la denominazione finisce con il cambiare: da divani a "confident" e "indiscrete", composti a volta da poltrone poste "vis à vis". Con l'avvento dell'industria, prendono sempre più campo il design e i nuovi materiali; nuovo è anche il concetto di abitazione, passando da casa di proprietà ad appartamento, spesso in affitto, che cambia la concezione degli ambienti e anche dell'arredamento. Il divano diventa l'elemento di primo piano del soggiorno, che a sua volta è il vano nel quale si trascorre la maggior parte della giornata. Il design è innovativo e i materiali inusuali, vedi il divano componibile "Superonda" di Archizom Associati, in due pezzi ricavati dal taglio di un sinusoide su un unico pane di poliuretano e rivestiti in sky. Ma gli esempi non mancano: lo "Strips" di Cini Boeri in poliuretano espanso, senza struttura rigida, oppure il "Maralunga" (anno 1973), costituito da un'anima metallica interna rivestita di poliuretano, che consente di ottenere diversi assetti. Quest'ultimo diverrà una sorta di "best seller" del tempo. Il divano è pertanto, a suo modo, un biglietto da visita per la zona giorno dell'abitazione, trattandosi in genere del primo "posto" in cui si fanno accomodare gli ospiti in visita, siano essi parenti, amici, conoscenti oppure persone di riguardo. Ecco allora che un divano deve essere comodo e di gradevole aspetto estetico, oltre che pratico nella sua pulizia; il suo stile deve essere in sintonia con quello della casa in cui si trova e anche il colore deve essere adeguato. Deve infine garantire un razionale - per non dire ottimale - utilizzo degli spazi.

FUNZIONI E COLLOCAZIONI DEL DIVANO

Funzioni e collocazioni del divano sono molteplici a seconda delle esigenza che deve soddisfare. E' intanto il complemento basilare della zona conversazione e della zona giorno, per cui deve stare in un angolo raccolto della casa e di fronte a poltrone o sedie, diviso da esse possibilmente con un tappeto steso sopra il quale si posiziona un tavolino basso da soggiorno che funga da appoggio per le bevande servite o anche per i giochi da tavolo. In alternativa, il tappeto può essere contornato da sedute con cuscini o strutture basse in vimini che creino una certa intimità in un ambiente riservato alla conversazione e al gioco. Ma seduti sul divano si può vedere in tutto relax la tv e quindi gustarsi un film come un evento sportivo, sempre con davanti il tavolino basso per le bevande e, in questo caso, anche il telecomando; semmai, è importante scegliere la posizione dalla quale poter vedere la tv e se la casa dispone di impianto "home theatre", si possono nascondere le casse del "dolby" dietro al divano. Il fatto che quest'ultimo sia collocato nella migliore posizione per guardare tv o schermi in generale non esclude assolutamente la funzione di conversazione: basta spesso un piccolo ritocco all'arredo e la differenza diventa minima, ma l'utilizzo del divano può persino esulare da entrambe le finalità: c'è per esempio chi lo considera il luogo di relax per eccellenza, nel quale poter leggere con le gambe distese oppure cucire, ricamare o lavorare all'uncinetto: tutto bene, perché vi sia una elegante lampada con proiezione della luce sul punto in cui si legge o si opera. In questo caso, il divano può anche essere disposto su una parete della cucina, oppure su una parete libera della camera da letto. Il divano può infine fungere anche da elemento divisorio - per esempio fra zona ospiti, relax e conversazione - e zona pranzo; e allora è sistemato al centro della stanza, con lo schienale rivolto verso il tavolo da pranzo.

I TIPI DI DIVANO

Il divano a 2 o 3 posti da addossare alla parete o da tenere al centro del soggiorno è lineare, ma esistono anche quelli angolari da 4 a 6 posti che occupano due pareti oppure una, se un lato taglia nel mezzo il soggiorno. I divani ad angolo diventano convenienti nel momento in cui si vuole realizzare l'angolo conversazione con un mobile unico, perché si può parlare da un lato all'altro e di riunire molte persone in poco spazio. Spesso sono poi corredati da soluzioni visive e di relax assai efficaci: possono contenere una comoda "chaise longue", possono avere forma arrotondata nell'angolo oppure colori diversi da una seduta all'altra. Esistono comunque anche i divani componibili, da implementabili in tempi diversi con l'acquisto separato dei moduli, da accostare in base ai gusti personali. Per esempio, "Replay" di Divanidea accosta fra loro elementi di colori diversi. E poi ci sono i divani contemporanei che esulano da tutte le caratteristiche finora indicate: si tratta di sedute multiple dalle forme più originali e stravaganti e dai materiali più impensati. Alcuni divani possono infine trasformarsi anche in letto e da questa particolare funzione di trasformazione prende appunto origine il comune termine "divano letto". Il più classico fra i modi di trasformazione è quello consistente nell'estrazione di rete e materasso dalla seduta del divano, con allungamento della struttura davanti al divano, i cui braccioli fungono da appoggi per la notte e lo schienale del divano da testiera. Diversamente, in alcuni divani si abbassa lo schienale, sì da uniformare la seduta che, unita allo schienale, diventa il materasso del letto e spesso si abbassano anche i braccioli della seduta; in altri divani ancora vi sono delle rotelle e, tirando la seduta verso di noi, si apre lo schienale ripiegato in due, che allarga rete e materasso. Comunque sia, il divano letto deve essere sempre considerato una soluzione di emergenza per gli ospiti, perché le reti non sono resistenti come in un letto normale e i materassi sono in genere così sottili che dormirvi ogni notte provocherebbe a gioco lungo dolori alla schiena. L'unica eccezione può essere semmai costituita da quei divani strutturati che contengono letti solidi ed ergonomici, scelti in genere quando bisogna sistemarli in un monolocale dove non c'è spazio ne' per il letto, ne' per il divano. Una soluzione efficace è al proposito quella dei "futon" di tradizione giapponese, ossia di divani letto sorretti da una struttura a doghe in legno, che una volta allargata diventa una rete di poco sollevata da terra ma resistente e comoda; queste strutture a doghe sono completate da materassi ripiegati in tre, che si allargano nella posizione letto e che costituiscono i già ricordati "futon", cioè materassi composti da alcuni strati di puro cotone cardato che si adattano alla forma da noi lasciata sul materasso in ogni punto del corpo, al fine di scongiurare malattie di postura quali scoliosi o lordosi.

IL RIVESTIMENTO DEL DIVANO

E' un altro componente della massima importanza e - se sfoderabile - permette il cambio di aspetto e la pulizia del rivestimento in lavatrice. Se invece non è sfoderabile, tessuto o materiale del divano debbono essere lavabili con un certo grado di facilità. In alcuni negozi è possibile scegliere il modello e in una fase successiva il materiale, il colore e la fantasia preferiti per il rivestimento, che ha anche il potere di trasmettere calore e freschezza anche a livello di sensazione: il velluto, essendo caldo, è quindi eccezionale per il freddo ed è consigliabile per la case di montagna, così come la pelle, che mal si concilia con il gran caldo e garantisce protezione durante l'inverno. L'unico problema della pelle - resistente, di grande effetto e di valore nel tempo - è che risulta difficile da tenere pulita e che è anche costosa, quando si tratta di pelle vera. Nel caso, se proprio si vuole avere lo stesso effetto senza la sostanza originale, le alternative si chiamano "eco pelle" o "simil pelle", mentre la microfibra è lavabile, impermeabile e resistente allo sporco. E' scamosciata e quindi morbida e vellutata al tatto; inoltre è molto traspirante, per cui ben si adatta sia al caldo che al freddo, oltre che al ...portafoglio. Alla portata di tutti anche il rivestimento in cotone, fresco ma anche avvolgente, che però dovrebbe essere preferibilmente sfoderabile per poterlo smacchiare e pulire meglio. Alla luce di quanto esposto, i criteri da seguire per l'acquisto di un divano possono essere così riassunti: a) valutazione della funzione che dovrà svolgere (relax, lettura, conversazione o visione tv, o tutte assieme); b) scelta del vano in cui posizionarlo; c) misurazione dello spazio per decidere il formato (2 o 3 posti) e l'eventuale angolatura; d) individuazione dello stile più consono al resto dell'arredamento, ma potrebbe anche fare "contrasto" per essere meglio visibile nel contesto di una casa; e) la selezione dei colori, se cioè di una tonalità simile oppure sfumata, oppure nettamente contrastante con il resto della casa, fermo restando che il bianco va bene per ogni situazione; f) la scelta dei tessuti sia per l'impatto estetico che anche per il grado di difficoltà nella pulizia di essi; g) ultima ma non secondaria, la disponibilità di portafoglio.

I TENDAGGI

Anche quella delle tende è una storia che nasce da una umana e quotidiana necessità: quella di proteggersi dalle rigide temperature invernali e dalle correnti d'aria, in assenza dei vetri che coprivano in origine le finestre. Prima ancora dei vetri, quindi, compaiono i pannelli in tessuto, più o meno pesante e più o meno prezioso come damaschi, sete e velluti, sorretti da robuste barre di ferro. Già questo è un primo importante passo in avanti, se si pensa che fino al XIV secolo l'unica soluzione di copertura delle finestre era costituita da ante di legno che proteggevano ma allo stesso tempo creavano l'oscurità più totale in ogni stanza. Un primo tentativo di superamento del problema appena menzionato viene fatto alla fine dello stesso secolo XIV, quando i telai sui quali tendere bande di tessuto imbevute nelle trementina (resina di pino) costituivano già una via di mezzo fra le ante in legno e l'avvento del vetro, che ancora era troppo costoso. Intorno al XV secolo la tela è sostituita da carta meno resistente ma più trasparente una volta ben oliata e soltanto a partire dal secolo XVI si vedono le prime applicazioni di vetro bianco alle finestre, che però non soppiantano la tenda, elemento fondamentale per la schermatura della luce. La seta era il tessuto più comune, ma vi erano anche pezzi raffinati in drappo d'oro frangiato che ricoprivano i vetri in puro cristallo delle "galere", le antiche navi da guerra. La cultura del tendaggio comincia a prendere piede nel XVII secolo, quando le manifatture europee creano splendidi esemplari in velluto laminato con metalli preziosi e sete pregiate, per cui la tenda comincia a vivere una nuova e brillante era; non c'è più, intanto, il pannello unico, sostituito da un nuovo modello formato da due teli divisi al centro e tirati ai lati, per cui d'ora in poi le tende verranno confezionate a paia. Famose quelle commissionate per la reggia di Versailles da Luigi XIV, che acquistò innumerevoli metri di broccatello di fiandra, satìn, taffetas, tele damascate e altri pregiati tessuti, dai colori brillanti e con ricami applicati in rilievo. Alcuni di essi venivano poi decorati da artisti di talento. All'inizio del XVIII secolo, però, queste autentiche opere d'arte realizzate su tessuti pregiati furono accantonate per lasciare il posto alla tela di cotone, senza dubbio più modesta a livello di qualità. Si apre così la parentesi che vede la diffusione delle stoffe leggere, in nome di una maggiore sobrietà e di una minore sontuosità nell'arredamento di abitazioni dalle dimensioni più contenute. Molto impiegato il taffetas verde, nonostante fossero abbastanza impiegati anche i colori giallini o cannella; assai famose divennero le tende di madame Pompadour in satìn, dipinte alla cinese con piccole scimmie. Nel periodo dell'Illuminismo si diffonde la tenda a pacchetto, costituita da una stuoia in giunco, successivamente trasformata in telo di tessuto arrotolato su un tubo attraverso un meccanismo che faceva salire e scendere la tenda. E una di queste tende in tela dipinta ornata con fiocchi e cordoni d'oro venne fatta installare nel 1754 da madame Pompadour nel suo boudoire. Queste tende sono in voga tuttora, anche se nell'800 conobbero il loro splendore con l'impiego di tessuti in trina, cotone, mussola e tela, tanto che poi vi sarà la distinzione in più modelli: tende ordinarie arrotolate su una barra azionata da una piccola puleggia; tende all'italiana con un'armatura che tiene la parte inferiore di essa distante dalla finestra; tende olandesi che si increspano in pieghe dritte e regolari come le lame di una persiana e tende a principessa che si arricciano formando delle onde. Nel XIX secolo i tessuti che compongono le tende sono i lampassi, i broccati di lino, le lane, le tulle, le percalle, tutti decorati con passamanerie e ricami. Inizia a svilupparsi anche la produzione di tele stampate e si creano contrasti con stoffe di diverso colore; in cima alle tende, per coprire la barra alla quale sono appese, ci sono mantovane a contorno piano od ondulato, con frange e festoni. Nella seconda metà dell'800, il disegno decorativo dei tessuti è a righe verticali con fiori e foglie stilizzate e le tele di lino e di lana sino colorate di rosa, rosso vivo, arancio e oro su fondo scuro; i tendaggi e le portiere assumono un aspetto pomposo. L'era moderna delle tende è quella che coincide con il XX secolo; in passato la tenda non era solo usata come tenda da finestra, ma anche per dividere lo spazio di un locale e stabilire separazioni temporanee, o anche per chiudere gli armadi; nel ‘700, le tende servivano per coprire le strutture bibliotecarie e proteggere i libri, oppure si piazzano davanti a quadri o arazzi per proteggerli da luce e polvere, oppure davanti a specchi per evitare che il sole potesse scurire o appannare il foglio di stagno con cui questi erano realizzati. Nella storia la più diffusa dopo quella alla finestra è la tenda da letto, nata anch'essa dalla necessità di ripararsi dal freddo. Il letto a colonne era avvolto in un'armatura di tende, come del resto accadeva già nel Medioevo.

TIPOLOGIE DI TENDE

Le tende possono essere a vetro oppure a scorrimento orizzontale e a scorrimento verticale, ognuna con le rispettive sottocategorie. Procediamo nel dettaglio.

Tende a vetro
Possono essere installate con facilità e in genere vengono realizzate con tessuti leggeri. La messa in opera può essere eseguita con vari sistemi:

  1. con piattina non allungabile in alluminio fissata ai montanti della finestra con supporti laterali. Ha pertanto delle precise misure da rispettare;
  2. con piattine rivestite in plastica o in ottone, allungabili e fissate con viti a "elle" nei montanti dell'anta;
  3. con tondini in ottone, fissati al montante dell'anta da un solo lato, con scatto a molla e apertura a 90 gradi che permette la pulitura dei vetri senza togliere la tendina;
  4. con sistema a pacchetto applicabile alla traversa superiore dell'anta, con velcro "maschio" incorporato, al quale applicare la tendina.

Tende a scorrimento orizzontale
Si dividono a loro volta in cinque sottocategorie:

  1. tenda a pannello. E' formata da teli separati, fissati in alto con velcro al profilo portatile che scorre in un binario a più canali. A tenere teso il telo è una piattina in alluminio nascosta nell'orlo in basso del tessuto;
  2. tenda a strisce verticali. Classica del tendaggio moderno, permette di ottenere la visibilità desiderata e la quantità di luce necessaria orientando le strisce di tessuto. In un binario superiore scorrono dei vagonetti con attaccati i teli; una catenella sul fondo unisce fra loro tutti i teli e ne consente l'orientamento in contemporanea, mentre lo scorrimento è garantito da una corda in poliestere. I teli possono essere di diverse misure (9, 10, 12 centimetri), mentre la lunghezza massima del binario è di 5,5 e la tenda non ha limitazioni in altezza. Tra il telo e la parete vi è uno spazio di luce pari ad almeno una quindicina di centimetri; uno speciale trattamento rende i teli antistatici e indeformabili. Per aumentare la praticità delle tende verticali è possibile l'inserimento di un piccolo motore, azionato da un interruttore o da un telecomando per l'apertura e la chiusura a distanza;
  3. tende arricciate. Per questo tipo di tende esistono due sistemi di montaggio: nel primo, le arricciature vengono eseguite su una fettuccia da applicare alla tenda. La tensione dei cordini farà ottenere l'arricciatura desiderata. Nel secondo sistema, si pieghetta il telo su una fettuccia tesa e della misura stabilita, con i ganci inseriti o cuciti negli spazi previsti. L'arricciatura può coprire il binario oppure essere situata sotto di esso: in quest'ultimo caso si agirà se il binario è incassato o se c'è una mantovana o una doppia tenda. Il metraggio del tessuto sarà il doppio o il triplo del vano da coprire. La movimentazione è possibile mediante corde infilate nelle carrucole e inserite nel binario in alluminio;
  4. tenda con cannoncini semplici, doppi o tripli (fiamminga). Le arricciature possono essere realizzate con una fettuccia, con cordini o con macchine speciali che formano cannoncini, cucendo all'interno anche il gancio per appendere la tenda. La movimentazione è la stessa che caratterizza le tende arricciate;
  5. tenda plissettata. E' in commercio da alcuni anni un tipo di essa, che costituisce una variante della tenda arricciata ma con il medesimo funzionamento. Montata su profili metallici, si ripiega su se' stessa; le corde inserite nel binario garantiscono apertura e chiusura. E' realizzata in tessuto pieghettato o poliestere, trattati con resine che mantengono la piega e respingono la polvere. Sono tende che hanno un accumulo laterale minore delle altre.

Tende a scorrimento verticale
Si dividono in quattro sottocategorie:

  1. tende a pacchetto. Sono formate da teli tesi indipendenti fra loro che si levano verso l'alto in morbide pieghe. E' una soluzione razionale, che non occupa molto spazio e che si adatta a qualsiasi tipo di arredo. Il supporto della tenda e della piattina inferiore è fornito di fettuccia a strappo, per cui è facilmente smontabile per il lavaggio. La movimentazione è azionata da una catena per mezzo di rocchetti che sollevano e abbassano la tenda con cordine o nastri;
  2. tende a lamelle. Più conosciute come tende "alla veneziana", venivano un tempo usate per esterni, balconi e terrazzi, ma adesso sono adatte anche per gli interni. Le lamelle sono diventate più sottili e disponibili in una vastissima gamma di colori e misure. Possono essere installata sia all'interno che all'esterno della cornice della finestra;
  3. tende a rullo. Poco ingombranti e semplici nella linea, ben si adattano a case di vacanza o cucine, bagni e camerette. Essendo tese, si possono usare tessuti anche molto disegnati o colorati. E' un tipo di tenda realizzabile solo con tessuti resinati, plastificati oppure con stuoie, perché stoffe più leggere formerebbero pieghe e non favorirebbero un perfetto avvolgimento. Nel realizzare queste tende, bisogna evitare l'orlo laterale e quindi usare tessuti tagliati con il laser o con metodi simili;
  4. tende all'italiana. Ben si adattano ad ambienti ampi, con i drappeggi confezionati in tessuto leggero. Al fine di stabilire la quantità di stoffa necessaria, bisogna considerare che ogni festone è largo dai 30 ai 40 centimetri circa e che per ciascun festone occorre lasciare 4-5 centimetri per le cuciture. Per ottenere quindi il risultato sperato, bisogna aggiungere alla misura della finestra un 25% in larghezza e un 60% in altezza. Sul fondo, la stoffa deve essere tagliata a festoncini e ornata con frangette e fiocchetti. In basso è necessario applicare un contrappeso in tondino di ferro sottile che segue la forma di festoncini. Il movimento si ottiene a sali e scendi con una tirata di corda per ogni arricciatura.

LA PASSAMANERIA

Un industria dalle origini antichissime: bisogna andare a ritroso fino alle tombe egiziane e poi in Asia e in Grecia per poi arrivare in Italia, quando fu in voga soprattutto nel periodo della decadenza. Scomparve all'epoca delle invasioni barbariche e riapparve in Francia durante il Rinascimento e sotto il regno di Luigi XIV, acquistando un'importanza di primo piano. Della passamaneria la corte del regno fece grande uso, sia nell'abbigliamento che nell'arredamento; e con gli anni la passamaneria passò dalla lavorazione a mano a quella su telai pure a mano, dei quali esistono esemplari primitivi in una fabbrica milanese. E ancora oggi, l'esperta mano femminile riesce a fare la differenza. La passamaneria riveste un'importanza assoluta nell'attività dei tappezzieri, specie per ciò che riguarda le decorazioni ispirate all'antico, ancora oggi in uso, anche se l'utilizzo che se ne fa è su molteplici versanti: abbigliamento e arredamento in ambito civile, militare e religioso e, per quanto riguarda quest'ultimo, con grande ricchezza di effetti e di colori. La Francia e Parigi sono maestri della passamaneria, con l'invio ovunque dei suoi prodotti, che ancora oggi sono presi a modello per le attuali lavorazioni, vedi arabeschi in oro, in argento, in seta, in cotone e in rayon con i quali si rivestono legni torniti, ghiande, olive, palline e quant'altro occorre per la formazione di frange, galloni di stile e altro. La passamaneria riveste un carattere particolare anche nel contesto moderno, conservando a tutt'oggi le prerogative di industria artigianale ed evitando di diventare grande industria; oltre a quella decorativa, svolge la non secondaria funzione di protezione delle stoffe che rivestono sedie e poltrone alle estremità, dei cuscini o altro. Nel periodo della Rinascenza, decorò tendaggi guarniti di frange di seta, oro e argento, galloni su fondo di velluto o di raso, pennacchi e ghiande lavoratissime e luminose. Durante il regno di Luigi XIII, grandi arabeschi ornavano baldacchini e tende agli angoli delle alcove, con ricchissimi galloni disponibili in simmetrici disegni. Sotto il regno di Luigi XIV, anche la passamaneria diviene sfarzosa e sontuosa, tanto nella materia impiegata che nella decorazione, mentre nella successiva epoca di Luigi XV gli elementi sono più raffinati, con colori violenti e contrastanti che cedono il posto a quelli più fini, tenui e delicati. Lo stile si distingue per i fiocchi sfilati, sorretti da ghiande con morbide decorazioni e terminanti con frange annodate. E' con Luigi XVI che subentra la compostezza degli elementi, ossia linee dritte, perle e olive rivestite, intercalate da frange sfilate o a cordoncino griffè, con l'azzurro e il crème colori predominanti. E' sotto l'Impero che la passamaneria subisce la trasformazione più evidente: molti legni rivestiti di seta, ricchi fiocchi, frange annodate intercalate da palline o ghiande, galloni tessuti con disegni simmetrici e classici, specialmente in giallo oro su fondo crema. E dopo l'Impero, come in tutte le decorazioni, si eseguono passamanerie ispirate a tutti gli stili del passato allo stesso modo; anche i mobili erano decorati con motivi leziosi, come il barocco e austeri come lo stile Luigi XIV e l'Impero. Dal 1900 e per un arco temporale di 30 anni, la passamaneria andò alla ricerca di forme nuove che non riuscì a scoprire, per cui scomparvero le ricche decorazioni e quindi venne a essere dimenticato quanto fatto dai predecessori. Gli attuali giovani decoratori tentano di far rivivere i vecchi fasti della passamaneria, applicando di nuovo frange alle poltrone, galloni, frange o fiocchi ai tendaggi; la qualità è sempre richiesta e sono in pochi, donne e uomini, che sanno veramente trattare la ricca decorazione della passamaneria. La seta è per eccellenza il materiale della passamaneria. I fili tenui e ininterrotti di alcuni bozzoli tesi, filati e ritorti insieme, costituiscono un filo della seta grezza. E i fili di quest'ultima (moulines e ritorti, poi decrenzes a caldo) costituiscono i fili della seta più pregiata e più ricercata, denominata "organzino". Per l'arredamento, la passamaneria adopera l'organzino, ma anche i fili ottenuti con seta di seconda scelta, nonché gli scarti (cascame) della filatura, pure essi preziosi. Lavorati con una certa perizia, gli scarti producono filati che un tempo erano chiamati "fleuret" e classificati dagli addetti ai lavori - a seconda di origine e utilizzo - in seta trame, chape e floche. Anticamente i lavori di passamaneria venivano eseguiti anche con filati di lana, mentre ora si adoperano soprattutto la seta artificiale o rayon. Nella passamaneria di arredamento i prodotti più usati sono le gale tessute a telaio, le frange, i cordoni in ritorto e i fiocchi (nappe) di cui varie parti sono decorate con ricami ad ago e cuciti a mano.

LIBERE APPLICAZIONI DEI PASSAMANI

Finora l'attenzione è stata focalizzata soprattutto sui passamani intesi come accessori per i tessuti o come beni complementari. E invece i passamani sono saliti di grado fino a raggiungere una condizione di pariteticità nei confronti dei tessuti. E questo si verifica quando le due componenti - quindi tessuto e passamano - diventano insieme una composizione che acquista pregio proprio per la presenza in contemporanea di entrambi, sapientemente combinati. E allora, quando le passamanerie assumono una posizione primaria, senza abbinamento con altri elementi? Esistono, a completamento del capitolo, le passamanerie che sono predominanti e addirittura uniche nella composizione stessa. In alcuni ambienti il risultato che si ottiene è davvero gradevole, contornando un vano porta con un gallone al posto dello stipite oppure sostituendo i serramenti con un tendaggio realizzato per intero attraverso cordoni affiancati. Esistono poi originali paralumi con il cappello composto da una lunga e fitta frangia che permette suggestivi effetti di luce. E sempre con le frange fabbricate solo con cordoni si possono ottenere pareti divisorie o coprivani, dinanzi ai termosifoni, o pannelli terminali di vetrine di negozio, come pure originali pannelli decorativi da applicare alle pareti, composti da frange speciali come colorazioni, materiali e con un andamento assai irregolare. I quadri realizzati in esclusiva con passamani costituiscono uno fra i passatempi preferiti delle signore americane, con risultati spesso sorprendenti, mentre nell'abbigliamento gli esempi più significativi si rilevano negli scialli, nelle gonne e negli abiti composti solo da frange di varie fogge. Insomma, ben oltre quella che un tempo era la funzione classica dei passamani.