Legno Lamellare

GLOSSARIO TECNICO DEL LEGNO LAMELLARE

Parlare di legno lamellare significa puntare l'attenzione su un prodotto nuovo e di prestigio dell'edilizia moderna, realizzato su scala industriale attraverso l'incollaggio di tavole di legno per uso strutturale, che ha caratteristiche importanti, trattandosi di un materiale composito che ha i pregi del legno naturale di cui è costituito.
L'elevato rapporto fra resistenza meccanica e peso e la buona reazione in caso di incendio sono le due principali caratteristiche di un ritrovato che si ottiene sezionando il tronco in "assicelle", denominate appunto "lamelle", che in genere non superano i 20 centimetri di larghezza, al fine di evitare deformazioni eccessive causate dal ritiro.
E' un materiale da costruzione naturale, versatile, ecologico e in grado di integrarsi con le costruzioni in calcestruzzo; un materiale di prima scelta, costituito per larghissima parte da abete e larice, che bene fronteggia gli agenti chimici e naturali e che, con gli opportuni trattamenti, è esente da muffe e funghi.
Un materiale infiammabile che però vanta ottime proprietà ignifughe e quindi ideale per strutture che debbono resistere al fuoco, tanto che riescono a farlo in misura pari o persino superiore a quella di strutture in acciaio o in calcestruzzo termico; questo perché il buon isolamento termico realizzato dallo strato superficiale carbonizzato rallenta i tempi della combustione. La velocità di carbonizzazione, calcolabile in via analitica o sperimentale per diverse specie di legno, diviene l'elemento determinante per la resistenza al fuoco. Ad esaltare la bellezza del legno lamellare provvedono le colle alla resorcina e speciali impregnanti pigmentati.

Da quali esigenze nasce il legno lamellare? Inizialmente, serviva per superare i limiti dimensionali del tondame dal quale si ricavano le travature: da un solo fusto è infatti impossibile ottenere elementi di sezione e lunghezza necessari per la copertura di luci libere di 20-30 metri.
Il portamento tipico dei fusti non permette poi di ottenere travi curve o della curvatura voluta. Due problemi che hanno però trovato soluzione: il primo mediante la realizzazione di travi composte più o meno collaboranti, con giunzioni a dente di sega (pioniere della situazione sarebbe stato il grande Leonardo) come avviene, ad esempio, per le catene; il secondo, con le iniziali sperimentazioni che riportano indietro fino al XVI secolo, con l'assemblaggio di varie parti per ottenere centine e archi. Fu un francese, Philibert Delorme, ad aggregare più tavole in sovrapposizione con una chiodatura, creando in misura approssimativa la forma dell'arco voluto e affidando alla tenuta dei chiodi la trasmissione dei carichi. In seguito, si è registrata l'evoluzione che, dalla chiodatura di tavole unite in pacchi con bulloni passanti e dalla successiva realizzazione dell'arco con travi curvate a freddo e tenute a pressione da staffe metalliche, nel 1905 ha prodotto l'attuale metodologia con l'uso dei collanti, applicata da Hetzer.
Per vedere il legno lamellare in Italia occorre però attendere il 1960, anno in cui in Alto Adige si ricorre ad esso - proveniente dall'Austria - soprattutto per ricostruire i fienili e sostituire le grandi travi di colmo in legno massello.
Dieci anni più tardi, nel 1970, la ditta Holzbau decise di insediare il primo stabilimento in Italia a Bressanone (Bolzano), evitando così di ricorrere all'importazione. Il legno lamellare è il risultato del sezionamento del tronco in tavole essiccate e assortite in qualità, giuntate di testa per formare le "lamelle" che hanno in genere uno spessore di 33 millimetri e che incollate fra di esse formano le travi, liberate dalla geometria iniziale del tronco.
La resistenza meccanica è superiore rispetto a quella del legno massiccio di provenienza, per effetto di un'accurata scelta delle tavole, per l'eliminazione di tutti i difetti non compatibili con l'uso strutturale e per l'impiego di collanti sintetici a elevata resistenza meccanica e di durata. Le travi in legno lamellare sono composte da due o più tavole incollate fra di esse: lo spessore delle lamelle non dovrebbe di regola superare i 40 millimetri e la larghezza i 220 millimetri; nel caso che la larghezza sia superiore, bisognerà utilizzate tavole accostate o snervate con fresature longitudinali. Il sistema del legno lamellare e la sicurezza dei collanti garantiscono la realizzazione di travature in legno a sezione piena di diverse misure e di dimensioni notevoli e curvate; ciò ha favorito l'automazione degli impianti su un versante e la cultura della prefabbricazione sull'altro. Risultato: si possono produrre travature in base a dimensioni e forme volute, senza snaturare il legno e agevolando anche dal punto di vista economico la costruzione dei sistemi statici.