Arredamento

L'organizzazione e la disposizione logistica di pezzi e complementi all'interno di un vano o di un locale, allo scopo di migliorare e arricchire la sua visione estetica, sono sintetizzate nel termine "arredamento".
Normale pensare, allora, che il concetto di arredamento sia nella stragrande maggioranza dei casi molto soggettivo, poiché frutto di gusti soggettivi. E anche in questo caso, la storia dell'arredamento corre di pari passo con quella dell'uomo, che crea il proprio ambiente arredandolo in base alle conoscenze acquisite nel corso dei secoli.
Quella dell'arredamento è un'arte oppure no? Più precisamente, è un insieme di arti differenti e di tecniche in un vasto campo che abbraccia le forme più impegnative (architettura, scultura, pittura) e altre che dipendono - come già specificato - dai gusti, come nel caso di ceramiche e mobili. Fin dai tempi primitivi, l'uomo ha avuto innata l'esigenza di arredare, servendosi di poche suppellettili più o meno lavorate, con le dovute eccezioni di carattere artistico, quali ad esempio la Grotta di Altamira o di Lascaux, che per i suoi dipinti è stata definita la "Cappella Sistina della Preistoria". I reperti ritrovati in tombe, case e luoghi sepolti stanno a dimostrare che l'uomo ha sempre cercato di metterci del suo all'interno della propria dimora. Mobili e suppellettili erano presenti fin dall'antico Egitto in case signorili, templi e tombe, vero e proprio scrigno di pezzi "storici" giunti fino ai nostri tempi: parliamo di tavolini, poltrone, seggiole, ma anche vasellame, gioielli, vesti e ninnoli vari. I mobili erano costruiti con legno pregiato e avorio. Anche in Mesopotamia l'arredamento era un particolare molto curato, con riferimento agli Assiri: compaiono infatti troni, letti, sedie decorate con gambe animalesche e un mobilio arricchito con intagli in avorio e legni di pregio. Agli Assiri e ai Babilonesi si ispirano Ebrei e Fenici, che non creano un proprio stile, anche se i primi si distinguono per il letto di Salomone costruito in cedro e con pilastri in argento. La migliore espressione dell'arte decorativa si ritrova in antichità a Creta, grazie alla civiltà minoica: le pitture di alcuni palazzi di Cnosso con il suo grandioso trono, le ceramiche di Camares, i vasi, gli ori e tutto quanto è stato ritrovato sono la testimonianza tangibile di eleganza, finezza e grande senso di vita. L'arte greca e romana prende spunto da quella minoica. Per ciò che concerne l'arte greca, le descrizioni di Omero aiutano a ricostruire il passaggio dall'invasione dorica allo splendore ellenico. Nelle case greche signorili dell'età classica (o appunto ellenistica) erano diffuse le pareti dipinte, i soffitti stuccati i quadri appesi alle pareti, mentre il mobile fondamentale era il talamo nelle sue varie forme assieme a sedie, tavolini rettangolari e rotondi (a volte su tre piedi) e cassoni per riporre gli oggetti. I letti geometrici greci ed etruschi prendono forse origine da quelli fenici e siriaci; ai primi del VI secolo avanti Cristo si vedono sulla scena quelli con gambe tornite. Nella civiltà romana, dall'età augustea in poi, quella dell'arredamento diventa una vera e propria cultura, tanto che le case patrizie diventano le più ricche e sfarzose del mondo antico: lo dimostrano i ritrovamenti di Pompei ed Ercolano. Le spalliere, da oblique come nel V secolo avanti Cristo, tendono a diventare sempre più alte e il letto si trasforma in divani. Ma in questa epoca si affaccia un nuovo manufatto che entra nella storia dell'arredamento: l'armadio a muro, anche se il pezzo forte dell'epoca furono le seggiole, spesso autentiche opere d'arte; scolpite e ornate erano la sedia curiale, il subsellium (sgabello molto largo) e la cattedra, in bronzo o in pietra. L'incrostazione dell'avorio era già in atto nella lavorazione dei mobili e le gambe erano realizzate anche in argento, bronzo e marmo. A completare l'arredamento provvedevano candelabri, lampade, incensieri e poi tappeti, cuscini e tendaggi. Fra le decorazioni in uso sia in Grecia che a Roma vi erano anche ricchi mosaici e stucchi policromi.

IL MEDIOEVO E I SUOI STILI

Per la prima volta si sente parlare di "romanico" e "gotico", stili che si rifacevano alla costruzione di chiese. Vale in particolare per le chiese: rispetto all'epoca precedente, gli ambienti interni sono soggetti a un generale impoverimento, ma sui mobili di lusso - tanto sacri quanto profani - si perfeziona l'impiego di avorio e metallo. Ecco lo stile romanico, che si porta appresso l'armadio verticale e la madia, ossia il mobile da cucina a forma di cassa con vani nei quali conservare il cibo e con un ripiano adoperato per impastare. Mobili, cofani, sgabelli e letti variano il loro uso, mentre il mobile fisso comparirà intorno al 1400 per l'arredamento dei castelli nei quali fino a quel momento erano stati posizionati pezzi più trasportabili per i mezzi di allora (mulo o carro). Non solo: le pareti cominciano a essere tinteggiate o comunque riempite da tele dipinte e sui pavimenti si stendono i primi tappeti. Lo stile gotico apporta un'ulteriore novità nella decorazione dei mobili: non più pitture ma sculture che riproducono motivi architettonici. E anche tecnica e metodologia di costruzione dei mobili cambiano impostazione: vi è adesso uno "scheletro" con un telaio di assi e ricoperto da pannelli di legno diverso. I mobili diventavano così più leggeri ed eleganti, anche se nelle abitazioni private restano pochi e strettamente funzionali alle esigenze di vita delle persone. Il cofano è il più versatile a livello di caratteristiche, potendo essere utilizzato anche come armadio, sedia e letto. Il leggio è un mobile significativo dell'epoca, che però ricoprirà con il tempo una funzione strettamente ecclesiastica. Il 1332 è un anno fondamentale, perché ad Asburgo viene impiantata la prima segheria e le assi possono essere finalmente costruite con lo spessore desiderato: per il mobile e per l'arredamento è un salto di qualità non indifferente, anche perché nel frattempo vi è un crescente mercato alimentato dalle richieste della nascente borghesia artigiana e commerciale. A quel periodo risale oltretutto la nascita della prima corporazione artigianale di mobilieri. Il gotico si distingue anche per lo sviluppo delle vetrate policrome, adoperate sia nelle case che ancora - in primis - nelle chiese.

IL RINASCIMENTO

Nasce nel XV e la sua culla è Firenze. Via gli stereotipi medievali, si torna all'antichità classica e il gotico viene in forma graduale soppiantato. Cambia anche la concezione di arredamento: i mobili acquisiscono una nuova importanza nella copertura degli spazi, senza essere sfarzosi oltre il dovuto, ma piuttosto comodi, funzionali e in armonia con l'architettura della casa. Gli artisti conferiscono un nuovo look a palazzi cittadini e castelli medievali fuori città con la decorazione di pavimenti, soffitti, mobili e argenteria.

Fra le arti in auge, vi è senza dubbio quella della ceramica. Quella dei mobili si distingue da regione a regione ed è condizionata dall'architettura che ricerca l'armonia nelle linee e nelle proporzioni. Compaiono negli ambienti le colonne, i pilastri, i fregi, le modanature e i medaglioni; gli armadi, i cassettoni e le credenze diventano una sorta di piccole "edicole" con sopra frontoni e nicchie. Il mobile non più soltanto un oggetto di uso quotidiano, ma si trasforma in opera d'arte, con materie prime il legno di quercia e di noce oppure di ebano, utilizzando chiodi e incrostazioni d'oro, d'avorio e di madreperla per le decorazioni.
Gli artigiani italiani mettono a frutto la loro creatività producendo cofani nuziali, cassapanche e baldacchini a forma di colonne per i letti, ma anche secretaires, credenze, sedie imbottite e inginocchiatoi, non solo negli edifici di culto. Il tavolo non è più smontabile ma solido, con un piano robusto e le gambe tornite. Di questa epoca è il cosiddetto "fratino": due gambe semplici o tornite a forma di colonna che sorreggono una tavola e sono inchiodate con spine a due capi del tavolo. In Francia, lo stile dei mobili prende il nome del sovrano che regna nello specifico periodo (esempio, Luigi XIV) e le decorazioni riportano soprattutto foglie, animali e motivi architettonici.

LO STILE BAROCCO

Nasce in Italia nel tardo Rinascimento e si presenta con motivi nuovissimi in architettura, che si manifestano anche nell'arte del mobile, dell'arredamento e della decorazione interna. L'arricchimento della forma e delle strutture sono evidenziati attraverso elementi che in un secondo tempo divengono parti integranti del mobile; le prime tracce si rilevano nell'armadio di Rubens, ma in seguito gli stessi motivi ornamentali si vedono sempre più nelle sedie, negli armadi e nei tavoli barocchi, grazie all'adozione di colonne a chiocciola decorate con conchiglie e foglie d'acanto. Le caratteristiche salienti di mobili e decorazioni sono due: predilezione per le linee curve e sinuose; dorature e materiali pregiati, vedi pietre e metalli. Stesso discorso per posaterie, argenterie e soprammobili. Gli ebanisti applicano i motivi appena ricordati negli elementi di costruzione e alla tecnica dell'incisione e dell'impiallacciatura (innesto in superficie di tasselli di legno pregiato), mentre oltre al noce vanno per la maggiore i legni esteri. A favorire lo sviluppo dell'arredamento contribuiscono le corti reali e principesche, che hanno l'esigenza di decorare i grandi saloni con ambienti gradevoli. Nei grandi salone entrano le cosolles dai piani di marmo più o meno pregiato, assieme a specchiere, poltrone, sedie, divani e tavoli, tutti di grandi proporzioni. Sui piani dei tavoli si usa spesso la decorazione a finto legno o marmo fra i vari intarsi o pitture. L'oro, nel barocco, è un elemento molto presente e da Roma questo stile - fin dagli inizi del ‘600 - si estende in Piemonte, nel Napoletano e soprattutto a Venezia, dove viene in un certo senso rielaborato fino ad assumere caratteristiche proprie. Il barocco romano giunge anche in Francia, trasformandosi in stile Luigi XIV (il più noto "Re Sole") con forme proprie di levità e grazia; uno stile che finisce con il dominare sugli altri, con una vasta diffusione che però non tocca la Spagna, rimasta fedele al barocco italiano e sotto influenza napoletana.

LO STILE ROCOCO'

Subentra fra il XVII e il XVIII secolo quale ammorbidimento del rigido stile Luigi XIV. Prevalgono la forma più capricciosa e arbitraria e quindi fa il suo ingresso l'era del Rococò (detto anche stile Luigi XV), che non parte dall'Italia ma nella Germania meridionale e in Francia. Intanto, fra le forme esistenti di barocco in Italia, è senza dubbio quella veneziana a dominare la scena. Le lacche, sostanze impiegate per rivestimenti protettivi e decorativi, caratterizzano l'arredamento dei mobili e quelle veneziane assumono sfumature proprie, sviluppandosi lungo due filoni: lacche figurate e lacche floreali, ma in quel periodo anche vetri, specchi, ceramiche e stoffe cominciano a diventare elementi importanti. Nel Rococò il mobile è parte integrante di un ambiente spaziale in cui deve esserci armonia anche con decorazioni murali e specchi; la tendenza è quella di creare un arredamento che diventi regno della donna, per cui ogni forma particolarmente vistosa e monumentale si arrotonda e si ingentilisce. Fra i pezzi storici si segnala il "trumeau", composto di legni incisi e intarsiati con assieme gli specchi, che si divide in due corpi: cassetti in basso e ribalta sormontata da un'alzata a metà. In funzione della comodità si creano i vari tipi di sedie, poltrone, ottomane e sofà, ma anche tavoli tondi e leggeri, armadi bassi e angoliere. In contrasto con il Rococò francese è quello inglese, ispirato più a motivi orientali, mentre in Italia la tradizione è portata avanti dall'artigiano Giuseppe Maggiolini, "padre" dello stile che viene detto appunto "maggiolino", ossia intarsio paziente e molto pregevole. Con il Rococò, si affacciano il tavolo-scrittoio e le sale di musica con l'affermarsi dei concerti, dove a antichi strumenti come il clavicembalo erano rifiniti con lo stesso stile dei mobili.

LO STILE NEO-CLASSICO

Il ritorno al rigoroso classicismo caratterizza la seconda metà del ‘700: ciò è visibile sia a Roma che in Francia, con lo stile Luigi XVI che segna un leggero ritorno al passato e che introduce una nuova semplicità, dalla quale poi si origina lo stile Impero o neo-classicismo, che accompagna il periodo della Rivoluzione Francese e la nascita dell'impero di Napoleone Bonaparte. Tratti distintivi particolari? Sì: scompaiono con il tempo curve e volute, prevale ora la linea retta e quindi il mobile recupera la struttura solida e chiara. Gli architetti Charles Percier e Fontane sono i "padri" del neo-classicismo: forme geometriche di struttura massiccia e di perfetta simmetria, con decorazioni tutte in bronzo. Il mobile rispolvera la sua individualità e raggiunge l'apice sotto Napoleone I: non si sceglie più in funzione dell'ambiente in cui si colloca, perché i requisiti che contano sono simmetria ed equilibrio delle proporzioni; foglie, ghirlande e mazzolini di fiori costituiscono le decorazioni e del Rococò conservano eleganza e grazia. Negli ambienti settecenteschi prevale il gusto per l'antico richiamato dallo stile Luigi XVI. Tornano di attualità le antiche forme di vita dei Romani e del Greci, ma spesso l'esigenza di tornare all'antico provoca una commistione creativa fra più motivi e solo negli edifici imperiali si riesce a rilevare il gusto nella produzione del manufatto.

LO STILE RESTAURAZIONE E BIEDERMEIER

Mutano le condizioni sociali in Europa e questo fenomeno si riflette anche nell'arredamento, che segna un'inversione di moda.
Gli stili che caratterizzano il periodo compreso fra la battaglia di Waterloo e la prima guerra mondiale sono sostanzialmente privi di originalità, perché l'esigenza numero uno è comunque la comodità; l'unica eccezione è costituita dalla contessa De Berry, che abbandona la moda dei mobili in legno chiaro.
Nel resto d'Europa si usa la terminologia "stile prima di marzo", intendendo lo specifico mese del 1848, cui farà seguito quella di "biedermeier" (tratto dal titolo di una raccolta di versi del poeta umoristico tedesco Ludwig Eichrodt), che sta a indicare il clima, l'ambiente e il gusto nell'arredamento della borghesia del tempo.
Fra i pezzi di mobilio si affacciano il comodino e la carta da parati al posto delle stoffe lavorate. Lo stile Luigi XVI e quello "liberty" sono gli apripista dell'arredamento in chiave moderna. Il legno di pero, faggio e ciliegio diventa la principale materia prima dei mobili; funzioni principali: praticità e comodità, come si può appurare nelle sedie e nelle decorazioni, che avvertono l'influsso dell'epoca romantica. Si vedono allora i primi mobili composti, vedi ad esempio i divani in cui venivano inseriti cassetti, armadi a vetro e scaffali a specchi. Fra le arti che emergono vi è anche l'intaglio. Non sempre, comunque, la concezione prevalente è quella di cercare in esclusiva la comodità, ma sempre con l'occhio attento a ornamento e qualità.
Lo stile romantico vuole recuperare il meglio di ogni gusto precedente, ma le tappezzerie e i tendaggi sono troppo abbondanti e carichi di colore (rosso cupo), così come damaschi e i velluti "appesantiscono" l'atmosfera. Le linee vengono ad essere di nuovo sostituite dalle curve e scompare quasi del tutto l'uso dell'oro sostituto da morbide sagome di noce e mogano. Nei divani e nelle poltrone piccole dell'epoca romantica il legno rimane quale sagoma di noce e mogano: nei divani e nelle poltrone piccole il legno è utilizzato per la sagomatura di schienale e bracciolo, mentre in altre poltrone il raso o il velluto in tinte calde riveste la superficie. Per i letti, le materie prime si chiamano ferro battuto oppure ottone.

L'ARREDAMENTO NEL XX SECOLO E OGGI

Si vive fra l'imitazione del Rinascimento e del Barocco e l'esigenza di funzionalità pura. Sotto l'incalzare dei tempi, sono venuti alla luce nuovi e nuovissimi generi di arredamento che doveva essere sempre più moderno, razionale e collegato al design, tanto che - oggi come oggi - i gusti sono influenzati dai frequenti contatti tra le grandi firme dell'architettura moderna e le varie scuole di design. Ecco dunque che il futuro filone è ben delineato: disegnatori e architetti sono gli autori in calce di mobili di assoluta bellezza e dalla fine degli anni '50 del Novecento che i designer sono diventati la figura di prim'ordine: la produzione è di massa, ma il prodotto e l'immagine sono di qualità. I vari designer hanno così firmato lo sviluppo di un settore che vanta in Italia diverse zone di concentrazione produttiva. Se vogliamo, possiamo chiamarle pure distretti. Eccoli: a) Brianza; b) Veneto, con Cerea e il basso Veronese; c) Friuli Venezia Giulia; d) Valdelsa con Poggibonsi, Valdera con Ponsacco, Cascina; e) Pesarese; f) Alta Valle del Tevere, intendendo con questa un territorio omogeneo ma diviso a livello politico-amministrativo dal confine fra Toscana e Umbria.

BRIANZA

Questo territorio può essere suddiviso in tre parti: la Comasca (Cantù, Arosio, Cabiate, Inverigo e Mariano Comense), la Brianza mobiliera ex Milanese (Lissone, centro significativo per produzione e arredamento; Barlassina, Bovisio-Masciago, Brioso, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lentate sul Seveso, Limbiate, Macherio, Meda, Seregno, Seveso, Verano Brianza) e la Brianza dei settori collaterali, ossia tessile d'arredamento (Costa Masnaga e meccanica-plastica (Osnago). L'inizio della storia briantea relativa alla lavorazione del legno coincide con il secondo trattato di Acquisgrana, nel 1748; alla crisi segue un periodo di miglioramento economico sotto la spinta determinata dalla domanda di mobili e arredi della nobiltà milanese, intenta a costruirsi dimore lussuose. I tanti contadini che lavoravano la terra in Brianza decidono di adeguarsi alle nuove esigenze, all'innovazione che stava avanzando: si riconvertono professionalmente e in tempi quasi da record, perché nell'arco di due generazioni riescono con indubbie capacità a sfornare mobili o parti di essi. La tradizione è già avviata e ben presto prevale la specializzazione produttiva all'interno delle varie botteghe che diventano di fatto laboratori scolastici: nascono pertanto gli intenditori, i raccoglitori, i venditori della materia prima, i falegnami, gli intagliatori, i tornitori, i lucidatori, i laccatori, i decoratori, i tappezzieri, i costruttori di serramenti e tutto ciò che gravita attorno al settore. A Cantù, nella prima metà del 1800, quella del mobile diventa produzione artistica e nel 1882 viene creata una scuola d'arte per l'arredamento. Nel frattempo, a Lissone l'artigianato del mobile era categoria produttiva già verso il 1830, anche se l'istituzione di una scuola di disegno e intaglio, poi sostituita dall'istituto professionale per l'industria e l'artigianato (Ipsia). Dal 1840 al 1850 sorgono le grandi aziende a carattere industriale per le lavorazioni connesse alla produzione mobiliera e nei cento anni compresi fra il 1867 e il 1967 la produzione artigianale del mobile arriva a toccare l'apice, con Cantù che afferma il proprio stile e Lissone che invece realizza diverse tipologie di prodotto e/o di stile. L'elevata qualità dei manufatti mobilieri prodotti in Brianza conquista il mondo intero e il contesto artigianale che si è formato sul territorio è quello di una grande impresa spezzettata e suddivisa in tante piccole botteghe a conduzione familiare che si distinguono per la produzione di elevato pregio, anche se si ritrovano controllate da ditte di commercializzazione dei manufatti. L'emancipazione delle piccole botteghe familiari favorisce la crescita delle capacità produttive e inventive, oltre che il successivo accorpamento nella logica di un'economia di scala finalizzata all'aumento della capacità produttiva. Dall'emancipazione imprenditoriale delle famiglie che avevano il monopolio del commercio dei prodotti degli artigiani arriva l'impulso più importante a livello produttivo dopo il 1748; un'emancipazione avvenuta a cavallo fra le due guerre e iniziata a Lissone. Dopo la seconda guerra, l'emancipazione diventa di natura anche culturale, perché prende il via la collaborazione con i maggiori protagonisti dell'architettura e del design contemporaneo. E in questo periodo si assiste anche al fenomeno dell'immigrazione in Brianza, da tutte le regioni d'Italia,di persone che si recano a lavorare nelle ditte di questo comprensorio per poi tornare ai luoghi di origine con il mestiere in mano e dar vita ad altri apprezzati poli del mobile e dell'arredamento. In parallelo, si sviluppano a Costa Masnaga e Osnago il tessile e la meccanica-platica, che contribuiscono ulteriormente a decretare il successo del settore "legno". Il processo di crescita e sviluppo conosce un rallentamento dal 1990 in poi, a causa soprattutto della crisi sul piano dell'inventiva e della progettualità, ma già nel 1995 e poi nel 1997 la parabola torna a orientarsi verso l'alto, preparando un XXI secolo caratterizzato dalla stretta collaborazione fra artigiani, architetti e designer: la produzione è sempre più figlia della funzionalità, della comodità, ma anche della bellezza e dell'armonia. Elementi da tenere sempre in considerazione, anche in momenti nei quali l'economia ricomincia a segnare il passo e chiede uno scatto di fiducia per ripartire al meglio.

L'EVOLUZIONE DELL'ARREDAMENTO CON L'INFORMATICA

IL SISTEMA CAD

E' un acronimo inglese che nel gergo comune abbiamo "italianizzato", pronunciandolo alla nostra maniera. La sigla indica due concetti correlati ma differenti: Computer Aided Design, che significa "progettazione assistita da elaboratore". In questo caso stiamo parlando del settore dell'informatica che utilizza software (in particolare nella grafica computerizzata) per supportare l'attività di progettazione di manufatti sia virtuale che reale. I sistemi Cad hanno l'enorme pregio di dar vita a modelli tridimensionali del manufatto e quindi di permettere sostanzialmente la visione in anteprima di ciò che verrà realizzato e del contesto logistico nel quale verrà inserito. L'altro significato del termine Cad è Computer Aided Drafting, ovvero disegno tecnico assistito da elaboratore: in questo caso, si tratta del settore dell'informatica che impiega le tecnologie software (con riferimento alla grafica computerizzata) per supportare l'attività di disegno tecnico. I sistemi Cad "drafting" creano il modello a due dimensioni del disegno tecnico che descrive il manufatto, non il manufatto stesso. Diversi sono i criteri di classificazione dei sistemi Cad; in base al campo di utilizzo abbiamo i Cad orizzontali e verticali. I primi hanno un dominio molto ampio e sono utilizzabili con successo nella progettazione architettonica e in quella meccanica, mentre i secondi hanno un dominio ristretto e si orientano verso un particolare contesto applicativo. Un'altra classificazione dei Cad è operata in base a prezzo e funzionalità: così abbiamo i sistemi di fascia bassa, limitati al bidimensionale; quelli di fascia medio-bassa che integrano vari moduli e permettono di gestire le proprietà del disegno. Si rivolgono ad artigiani, piccole aziende, impiantisti e a tutti coloro che non fanno della progettazione il veicolo per gli affari; quelli di fascia media, che integrano bidimensionale con tridimensionale e sono rivolti in primis a piccole o medie aziende e a professionisti; la loro integrazione è con moduli verticali, indicati per velocizzare i compiti giornalieri e infine i sistemi di fascia alta, che integrano la modellazione tridimensionale con il disegno bidimensionale. Tutti i sistemi Cad possono essere personalizzati ed estesi per migliorare la produttività dei progettisti e la qualità degli stessi progetti. Le principali modalità per estendere un sistema Cad sono le seguenti:
- la libreria, ovvero collezioni di modelli di oggetti e simboli da utilizzare nel progetto. Un Cad per arredatori può contenere una libreria di mobili e ogni mobile può essere posizionato nel progetto di un arredamento;
- la macro, ovvero comandi ottenuti componendo comandi più semplici tramite un linguaggio di programmazione. Esempio: in un sistema Cad bidimensionale, una macro può chiedere l'inserimento di punto iniziale, punto finale e spessore del muro;
- le verticalizzazioni. I Cad possono gestire proprietà e informazioni dei progetti ottenuti per personalizzarli, presentarli con video o immagini, oppure calcolarne proprietà fisiche e geometriche.

Diversi sono i settori d'impiego del Cad:

  1. architettura, urbanistica e ingegneria civile per la progettazione di costruzioni;
  2. arredamento per la progettazione di interni;
  3. elettrotecnica e meccanica per la progettazione di oggetti di consumo, come mobili o attrezzi casalinghi e in ultimo anche nell'abbigliamento;
  4. design industriale: progettazione di oggetti di consumo, vedi mobili o attrezzi casalinghi, di recente anche l'abbigliamento;
  5. impiantistica per la progettazione di tubazioni di cablaggi e impianti di condizionamento;
  6. elettronica per la progettazione di circuiti elettronici.

Il Cad è considerato l'erede del sistema Sketchpad, sviluppato al Massachusetts Institute of Techonology nel 1963: un sistema sperimentale che consentiva al progettista di disegnare su un monitor a raggi catodici con una penna ottica. I primi impieghi del Cad risalgono agli anni '70 e in grandi aziende elettroniche, automobilistiche o aerospaziali, con utilizzo di computer mainframe e terminali grafici vettoriali. Si tratta in questo ultimo caso di monitor a raggi catodici con pennello elettronico controllato dal computer in modo tale da tracciare le linee. Negli anni '80 i sistemi Cad vennero sviluppati per microcomputer con monitor a grafica raster; sistemi molto costosi e molto difficili da usare, che si trovavano soltanto all'interno di aziende medio-grandi o in studi di professionisti, trattandosi di strumenti sofisticati a livello tecnologico. Negli anni '90 la semplificazione nel frattempo sopraggiunta nell'uso del computer, dovuta sia alla diffusione delle interfacce grafiche che all'abbassamento dei costi dell'hardware, hanno reso i sistemi Cad più accessibili per tutti.

LE PRINCIPALI FUNZIONI DEL CAD

I sistemi per il disegno offrono comandi di elementi grafici elementari e comandi più potenti che consentono al disegnatore di realizzare in modo veloce elementi grafici più complessi. I sistemi Cad non si limitano all'automatizzazione delle attività tradizionali del disegno ma offrono anche funzionalità di strutturazione del disegno grazie all'ausilio di strumenti informatici. Il disegno non è più quindi una mera entità grafica ma diventa una struttura complessa di aggregazioni con l'aggiunta dei materiali, delle note di lavorazione, dei costi e di altri particolari. Sono funzionalità proposte all'utente del sistema Cad come funzionalità supplementari: è quindi l'utente a decidere il migliore utilizzo in funzione delle proprie esigenze e delle modalità di lavoro dell'ambiente professionale in cui opera. Gli strumenti principali di strutturazione del Cad sono quello in livelli (è il caso della pianta di un edificio, ma anche - per esempio - della distinta separazione delle reti idrica, elettrica e idraulica), quello in gruppi (affinità funzionali o appartenenza a un medesimo componente dell'oggetto) e referenziazione, ossia inserimento di simboli contenuti in libreria e blocchi. L'istanza del simbolo, mediante la quale si pesca in libreria, consente di inserire particolari standardizzati. Fra i grandi vantaggi offerti dall'utilizzo del sistema Cad, ci sono sicuramente la facilità e la rapidità con cui si può modificare anche totalmente un disegno, sia per correggerlo che per creare una versione. Lo si può fare attraverso la cancellazione di entità grafiche del disegno, la modifica degli attributi di una entità, la trasformazione di entità grafiche e insiemi di entità e la riorganizzazione della tavola. L'utente di un sistema Cad ha inoltre l'ulteriore derivante vantaggio di velocizzare il proprio lavoro con la creazione di librerie in cui raccogliere i disegni o i particolari di utilizzo più frequente. E' una possibilità che fornisce un reale riscontro in termini di benefici economici e qualitativi solo se il disegnatore opera in un contesto regolamentato da precise norme e con la disponibilità di sufficienti risorse. Il disegno che si crea con il Cad non è utilizzabile soltanto come rappresentazione grafica ma anche come sorgente di informazione sul progetto. E' importante che sia consentito l'accesso a tutta l'informazione contenuta nel disegno, tanto quella esplicita quanto quella implicita. Le principali forme di interrogazione sono quelle della geometria (conoscenza di angoli, lunghezze, distanze, raggi ecc.), anche se il singolo dato non è definito in forma esplicita; la stima dei costi e della complessità (vedi i costi di produzione) e l'accesso esterno al modello per mezzo di programmi realizzati dagli stessi utenti. Numerosi sistemi Cad offrono delle interfacce di programmazione, le Application Programming Interface (Api), grazie alle quali un programmatore può accedere a tutte le funzionalità del sistema Cad oppure a un suo sottoinsieme per mezzo di chiamate a funzioni. E siccome non è possibile produrre sistemi Cad che soddisfino perfettamente le esigenze specifiche e i gusti di tutti i potenziali utenti, ogni sistema offre la possibilità di modificare sia le modalità di interazione che lo stile del disegno, con livello di configurabilità che varia da sistema a sistema. L'attuale dimensione degli schemi per computer non è in alcun modo paragonabile alla dimensione di un tecnigrafo oppure di un foglio formato A0, quindi i sistemi Cad sono costretti a offrire modalità alternative per la visualizzazione dei disegni. Le funzionalità essenziali di visualizzazione nei sistemi bidimensionali sono similari a quelle che si potrebbero ottenere osservando un foglio da disegno con una macchina fotografica o con una telecamera: attraverso l'obiettivo si può infatti ingrandire o ridurre il disegno passando da una immagine globale a una sezione di essa. E mediante un movimento orizzontale o verticale della telecamera si cambia l'area del disegno che interessa. Le funzioni che modificano la visione del disegno (e non ovviamente il disegno stesso) sono lo zoom (ingrandimento o riduzione del disegno senza alcuna perdita di precisione); il pan (insieme di funzioni che consentono di osservare il disegno e inquadrare i dettagli sia in senso orizzontale che in quello verticale); le viste multiple, ossia più finestre grafiche, molto utili quando due parti dello stesso disegno sono molto distanti e lo zoom non riesce a inquadrarle in contemporanea; i disegni multipli, quando l'operatore può agire in contemporanea su più disegni, in genere collocati su finestre distinte, effettuando operazioni di copia-incolla da un disegno a un altro.